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Il vento aveva tracciato una riga netta nel cielo: da una parte l'azzurro, dall'altra il grigio. Uno di quei cieli stravaganti che assumevano quell'espressione indecisa, incisivamente indecisa, se ridere ovvero piangere.
Le chiome degli alberi incitavano, applaudivano sbattendo le foglie, affinché la tristezza predominasse. La sete è brutta.
I suoi occhi erano come il cielo: indecisi. Se amarla, o meglio se amarla da vicino ovvero da lontano. Da vicino: allegria. Da lontano: tristezza. Anche se, da lontano, l'avrebbe amata comunque e sempre. Era come quel cielo. Diviso. Indeciso.
Il vento gli spettinò i capelli. Una foglia verde, brillantemente, lo colpì al viso. Come uno schiaffo. Poi, fu coinvolta dal vento in un ballo, una danza d'addio. She leaves.
La seguì con lo sguardo umido come l'aria che divideva il suo respiro.
Chi se ne andava? Lui che rimaneva immobile ad osservarla? Lei che turbinava stravolta, avvolta, ma mai rivolta verso di lui?
E il cielo? Sole ovvero pioggia?
Non era rilevante.
L'amore è entrambi. Si applaude come le foglie. per il sole o per la pioggia. Dipende dalle esigenze. Anche se troppo sole inaridisce, troppa pioggia allaga. Occorre misura. Occorre un q.b.
Lui era pioggia e sole. Lui è pioggia e sole.
Lei era sole. È il sole. Solo sole.
Lui amava il sole. Ama il sole.
E si stava bruciando. Si sta bruciando.
E c'era il vento. C'è il vento.
E non c'erano più foglie. Non ci sono più foglie.
E non c'era più ombra. Non c'è ombra.
Leaves.